Il Giappone di Tanuki e Kitsune: l’Impero della Superficie Abissale

Riccardo Campagnoli De Francesco

Gli studiosi giapponesi di folklore e di tradizioni mitologiche se interpellati al riguardo si trovano in difficoltà nel rispondere con univoca certezza alla domanda se il procione giapponese Tanuki e la volpe Kitsune siano da considerarsi univocamente entità soprannaturali (yokai) o piuttosto spiriti benevoli (kami). 

 

Questo a causa del fatto che vi sono letteralmente centinaia di storie e leggende nel Sol Levante che, evidenziando miriadi di varianti, propongono letture completamente diverse della natura “etica” delle due figure mitologiche. 

In aggiunta a ciò, in particolare per quanto riguarda il Tanuki, vi è stata nel corso dei secoli una profonda metamorfosi tra l’originaria natura malevola e crudele descritta dai miti e dalle fiabe più antiche ed invece l’attuale benevola, ben augurante e giocosa attitudine presentata da interpretazioni più recenti.

La capacità di mutare forma accomuna comunque entrambi gli esseri. Se nel Tanuki le finalità sono sostanzialmente ludiche e burlesche e con conseguenze generalmente  non gravi od irreversibili, nella Kitsune l’obiettivo è pressoché sempre indirizzata alla possessione, al sortilegio malefico. 

Quando trasformato in essere umano il Tanuki assumerebbe perlopiù le sembianze di una persona apparentemente sempliciotta, allegra, cordiale e innocua. In realtà è dotato di saggezza, acume e ironia.

La Kitsune sotto forma umana spesso si manifesta come una donna bellissima  (anche un uomo in diverse cronache e miti) ma pericolosamente affascinante, con occhi molto particolari e dallo sguardo magnetico con il quale purtroppo riesce a sottomettere e poi possedere la malcapitata vittima portandola alla rovina assoluta.

La Kitsune bianca però ha anche un’altra importantissima caratteristica apparentemente contraddittoria rispetto alla natura demoniaca usuale.

 

Esistono infatti Kitsune Yako (malevole) e Kitsune Zenko (benevole).

Le Kitsune Zenko sono protettrici e al servizio della grande divinità shintoista Inari, guardiana del granaio del riso e dispensatrice di ricchezza e prosperità.

 

Sotto molti aspetti la vasta e affascinantissima cultura nipponica tradizionale pare a noi europei come un enorme insieme visuale di elementi familiari ed alieni allo stesso tempo. Strutturalmente schiavi dell’etnocentrismo, figlio del nostro retaggio di esploratori/conquistatori/missionari, noi occidentali tendiamo ancora oggi (più o meno inconsciamente) a riferirci a tutto ciò che si trova “oltremare” in termini dualistici e competitivi. Ci si domanda cioè come sia possibile la convivenza in una società complessa e ricca come quella giapponese di elementi così arcaici, basati su “superstizioni” sciocche che altro non sarebbero che infantili spiegazioni di fenomeni naturali di una cultura pre-scientifica.

 

Ma andiamo “fisicamente” in Giappone… 

 

E poco prima che il sole sorga… quel sole dell’estate che scalderà in poche ore la rarefatta umidità della tenue foschia delle notti giapponesi… proviamo a recarci in campagna, in un bosco o presso le rive di un fiume. 

Ancora le cicale saranno silenziose ma non i corvi che interrompendo il silenzio dell’aurora con il loro gracchiare imperiale ci guideranno nel nostro vagare.

Sempre grazie alla luce chiara e opalescente della mattina non ancora piena cerchiamo un tempio, un santuario shintoista, statue votive, rocce muschiose od alberi cinti da shimenawa, le corde di paglia di riso che indicano gli spazi sacri.

 

Non sarà difficile trovarne…

 

E non sarà nemmeno difficile percepire subito qualcosa di naturale ed innaturale allo stesso tempo.

 

Una via di mezzo tra lo stupore, una lieve inquietudine, un senso di maestosità “originaria” e, paradossalmente, un sentimento di quiete profonda.

Sentiremo con chiarezza crescente la presenza di miriadi di esseri, diafani come le ali di una libellula, attorno a noi.

Curiosi, lievi, in movimento o fermi ad osservarci.

 

Sperimenteremo cioè la presenza materiale ed immateriale (ma innegabile) dei kami e degli yokai, le creature benevole e meno benevole dello sterminato immaginario folkloristico nipponico. 

Numi tutelari, divinità minori, spiriti della natura, mostri terrificanti e mostriciattoli dispettosi…tutte entità che, dall’inizio dei tempi, popolano la terra del Sol Levante ognuno secondo una minuziosa finalità e caratteristica particolare che, a seconda della zona e della località, assume una particolare sfumatura e comportamento.

 

Se poi in lontananza, verso le montagne o dall’interno della foresta, udiremo provenire un rumore ritmico come di tamburi che formano una semplice e singolare ma piacevole melodia, probabilmente si tratterà del Tanukibayashi (letteralmente: accompagnamento musicale dei Tanuki) ed in particolare dell’Haratsutsumi cioè della musica creata dai Tanuki che tamburellano tutti in gruppo il loro ventre tondo e voluminoso. 

Un segno bene augurante di allegria e prosperità per chi lo sente…

 

Se invece dovesse iniziare a piovere mentre c’è il sole, come succede talvolta in primavera ed in estate a causa di una nuvola passeggera carica di acqua, probabilmente sta avendo luogo nei pressi un Kitsune No Yomeiri, cioè un corteo di nozze delle volpi. Un evento affascinante ma segreto e rischiosissimo per l’incolumità dell’essere umano che assistendovi dovesse venire scoperto…

 

Il Giappone con la sua immensa eredità culturale e storia nell’impatto con la Modernità e con il primo progresso industriale e tecnologico circa 200 anni fa ha saputo miscelare in maniera sublime elementi animistici, panteisti e di sciamanesimo delle montagne, restituendo un patrimonio di folklore, di miti e di leggende talmente caotico  e variopinto, pedagogico e incoerente da offrire, nella sua apparente confusione e disomogeneità, un patrimonio stupefacente di creatività e poesia come pochi altri contesti antropologici sanno offrire.

 

Il Tanuki e la Kitsune, in definitiva, non sono altro che le due Metafore Perfette di ciò che la “giapponesità” è ed è sempre stata: la inspiegabile eppure indissolubile convivenza di due anime (Crudeltà e Sensibilità) così diverse ed inesauribilmente affascinanti.

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